La prevalenza del compagno

di Gianfranco Imbeni “il vecchio malvissuto”

Il nostro “compagno” è imperturbabile, la sua forza vincente (e la tua pégola o scalogna conseguente) sta nel non vedersi né mai dubitare di sé… per lui chi vive nell’errore è sempre un altro, così come sempre un altro è il discorso se ti avventuri in conversazione con questo indomito partapparatcik dell’altro ieri.
L’imperturbabile infatti – per niente angustiato dalle traversie politiche che gli hanno scolorito le bandiere e degregorizzato gli inni – ha ultimamente concepito una propria salutare innovazione. È come passato dalle cosiddette confezioni manifatturiere al pronto-moda, in perfetta armonia con le ancestrali vocazioni di questo borgo di mercatanti fiorito sul medievale lavoro femminile a domicilio.
Il “compagno” nostrale ha finalmente reso pulsante e concreto (vichianamente effettuale) il sogno dell’antica strategia togliattiana del “dialogo con i cattolici”. Dai quali ultimi, in pratica, se lo è lasciato affondare più su, sempre più in su come nella nota mielata melodia di Renato Zero ben al di là dei rischi annidati nel compromesso storico berlingueriano. Sprezzando, oltre alle offese strazianti alle proprie podicee varici, il perpetuarsi di una sventura ormai plurisecolare.
Cazzus! esclamerebbe il divino Machiavelli (vedi le missive indirizzate da Carpi all’amico Guicciardini governatore di Modena, 1521). Il Segretario Fiorentino ne aveva pur reso avvertiti nei suoi Discorsi sulla prima deca di Tito Livio al capitolo XII del Libro primo Di quanta importanza sia tenere conto della religione, e come la Italia, per esserne mancata mediante la Chiesa Romana, è rovinata: “Abbiamo adunque con la Chiesa e con i preti noi Italiani questo primo obbligo: di esser diventati sanza religione e cattivi…”. Dove cattivo ha verosimilmente il duplice significato di servo obbediente e genuflesso paraninfo.
Ma tant’è. Nella presente umidiccia tristizia civile, qui in paese ci occorre sempre più di frequente di imbatterci, exempligratia, nel vecchio ex assessore comunale, già bestemmiatore solenne, il quale vanta di aver frequentato ai suoi verdi anni la scuola dei Salesiani e di rimpiangerne i salutari insegnamenti. Ovvero nell’attempata vice sindachessa rossa che ci canticchia il Salve Regina con l’impeccabile intonazione del canto gregoriano.
O tempora!

[Barabba]

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(marco manicardi)
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