Andare a cercar fortuna – CAPITOLO 8, PATETICI SPAVENTATI GUERRIERI

di Andrea Bentivoglio “benty”
[Prologo, Cap.1, Cap.2, Cap.3, Cap.4, Cap.5, Cap.6, Cap.7]

Facemmo notare a quelli dell’AIESEC, che nel frattempo Dominik aveva imparato a disprezzare almeno quanto me, che c’erano delle sottili differenze fra quanto era menzionato nel nostro contratto (marketing management) e le varie attività che ci ritrovavamo svolgere come lavoro (spostare scatoloni nel magazzino sotterraneo come misura punitiva – ma credo si chiamasse “warehouse management”).
I volenterosi ragazzi, secondo lo statuto della loro associazione, erano costretti ad occuparsi anche dei nostri problemi lavorativi fra una Macarena ed un Aserejè, brani che imperversavano nei “reception parties”, ovvero le feste organizzate per il folto gruppo di trainees di Salonicco (io, Dominik e basta) che noi due puntualmente disertavamo con scuse via via meno credibili.
Costoro si mostrarono assai sensibili alle nostre richieste, ci ascoltarono a lungo, ci diedero ragione su tutta la linea ed infine, dopo parecchio tempo, fissarono un colloquio per discutere della nostra situazione col datore di lavoro. Gliene avrebbero cantate quattro a quello sfruttatore, i nostri agguerriti avvocati difensori.
L’incontro avvenne all’ Autoline durante l’orario lavorativo. Io e Dominik non eravamo invitati a partecipare. Durò almeno un paio d’ore, e si tenne nell’ufficio del capo che aveva pareti in plexiglass, quindi vedevamo la scena ma non potevamo ascoltare. E poi tanto era in greco. Quelli dell’AIESEC se ne stettero quasi tutto il tempo zitti con le testoline basse e gli occhietti tristi, Mr. Kostas si agitava molto e qualche suo urlo arrivò ai nostri uffici. I nostri tutor se ne andarono senza quasi rivolgerci la parola. In seguito fecero in modo di non farsi trovare per un po’.
Qualche giorno dopo esigemmo di sapere dell’esito del meeting, e quali erano le soluzioni escogitate per la nostra problematica situazione. Iniziarono a tentennare. Forse la ragione non era poi tutta dalla nostra parte, dicevano. Forse anche Mr. Kostas aveva le sue ragioni. Le verità sta nel mezzo, si sa. Forse erano solo un po’ confusi. Forse se io e Dominik ce ne fossimo andati sputtanandoli in tutta Europa, come avevamo minacciato, avrebbero perso sponsor e sovvenzioni, senza cui sarebbe stato impossibile per loro organizzare quelle spassose feste.
Tentarono di calmarci. Ci riferirono infine l’ingegnosa soluzione partorita dal lungo ed aspro confronto fra i brillanti cervelli targati AIESEC e quello obnubilato dalla vodka di Mr. Kostas. Ovvero separare me e Dominik, proprio come faceva la maestra a scuola con i due casinari dell’ultimo banco. Geniale. La gestione del personale elevata a commedia dell’arte.
Inoltre mi vennero dati un paio di consigli, seguendo i quali avrei radicalmente migliorato le cose. Primo: eliminare le sfogliate con la feta durante l’orario di lavoro. Secondo: mostrarsi più sorridenti. Dei sindacalisti naturali. Non ebbi neanche la forza di mandarli affanculo. Non mi restava che iniziare a cercarmi un nuovo lavoro. Riuscii, con un nuovo sfacciato colpo di buona sorte, a trovarne uno quasi immediatamente.

(continua…)

[tragedie greche]

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(marco manicardi)
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