Andare a cercar fortuna – CAPITOLO 9, PROCESSO, GRAN FINALE ED EPILOGO

di Andrea Bentivoglio “benty”
[Prologo, Cap.1, Cap.2, Cap.3, Cap.4, Cap.5, Cap.6, Cap.7, Cap.8]

Forte della mia fresca neo-assunzione, mi sentii più leggero a pensare che quella sarebbe stata l’ultima settimana all’Autoline. Negli ultimi giorni di lavoro l’insofferenza da parte mia perse anche l’ultimo velo di dissimulazione. Il lunedì mattina che decisi di dimettermi arrivai a lavoro con uno strano sorriso.
Mr. Kostas curiosamente ci convocò in una sorta di pubblica udienza in cui io e Dominik eravamo  gli imputati. Era stato chiamato a partecipare tutto il personale. Ci osservavano muti e rassegnati, mentre eravamo seduti davanti al nostro giudice e pronti a beccarci la ramanzina. Di nuovo iniziarono le solite accuse, gli insulti, il dileggio .
Il mio ghigno non si lasciava scalfire. Ad ogni colpo sferrato dal capoccia a suon di urla e battutacce, a cui tutti erano platealmente invitati a ridere, affondavo una stilettata a bassa voce, ma in modo che fosse ben percepibile. Dominik rideva senza contegno. Mr. Kostas sembrò sul punto di perdere le staffe un paio di volte, soprattutto quando accennai ai problemi con l’alcool.
Poi scese a più miti consigli e iniziò per l’ennesima volta l’usurato discorso sul lavoro di squadra, in cui i due stranieri ingaggiati come talentuosi attaccanti si erano rivelati nulla più che delle pippe alla Darko Pancev. Non venne però mai messo in discussione il fatto che avremmo continuato a lavorare lì, e a tal proposito il boss mi chiese cosa suggerivo per migliorare la nostra situazione all’interno dell’Autoline. Fu allora che mi alzai, posai delicatamente il cellulare aziendale sulla sua scrivania e dissi con molta calma “Credo che i nostri punti di vista su quello che è il lavoro siano molto distanti. La nostra collaborazione finisce qui, vi saluto”.
In realtà, nelle prove che avevo mentalmente eseguito in mattinata, avrebbe dovuto essere un “Vaffanculo tu e il tuo negozietto di merda, fottuto bastardo, segaiolo alcolizzato”. Ma sono un galantuomo, come ricorderete. E non bisogna dimenticare che Mr. Kostas era un cristone corpulento alto circa un metro e novanta. Lui abbastanza sorpreso bofonchiò “Certo, credo sia la cosa migliore per entrambi”. Me ne uscii tutto impettito mentre nessuno fiatava, fra sguardi increduli e ammirati. Strinsi addirittura qualche mano a mo’ di congedo.
Venni a sapere in seguito che, non appena fui uscito di lì, Mr. Kostas si era rivolto agli astanti proclamando concitato “Ora che l’italiano se n’è andato tutti i problemi sono risolti, il nostro morale è di nuovo alle stelle. Lavoreremo molto meglio da questo momento, era chiaramente lui che turbava il clima sereno dell’azienda”. Poi si rivolse a Dominik con tono paterno “Adesso cominceremo a collaborare come si deve, senza più quello sciocco mangiaspaghetti fra i piedi. Tu diverrai l’uomo di punta dell’Autoline. IO CREDO IN TE “.
Dominik annuì. Dopo un mese si sarebbe a sua volta licenziato.

EPILOGO

Anche trovare l’altro lavoro non è che sia stata poi questa gran fortuna. Certo, se non avessi chiesto le ferie per tornare in patria al funerale di mia nonna forse non mi avrebbero cacciato così in malo modo. Però almeno quelle 500 ore di straordinari me le avrebbero potute pagare. La verità è che adesso non mi importa più molto. Quella troia dopo avermi fatto venire in questo paese del cazzo si è fatta scopare da uno che si chiama come me e pare la mia bruttacopia con venti chili in più. Ma fosse quello il problema! Il problema è che mi ha lasciato a casa da solo a pagare l’affitto, la troia. Ma poi fin lì va anche bene, uno si riprende, va avanti, si organizza. Ma era davvero necessario che si rompesse il riscaldamento proprio oggi che ha iniziato a nevicare? E che il tecnico non potesse venire per le prossime due settimane? Guarda te se mi tocca andare in giro per casa col piumino e due paia di calzini. Guarda te se dovevo vedere la neve in Grecia, che erano 10 anni che non nevicava. Ci mancava solo la ruota della macchina a terra. Ma cos’è poi che ero venuto a cercare, in Grecia?

[tragedie greche]

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(marco manicardi)
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2 risposte a Andare a cercar fortuna – CAPITOLO 9, PROCESSO, GRAN FINALE ED EPILOGO

  1. GENIALE il racconto un pò meno l’esperienza! Stavo pensando di iscrivermi ma misà che l’ idea dell’ Aiesec l’ abbandono proprio!

  2. Sofia ha detto:

    Ciao Andrea, mi chiamo Sofia Nitti e studio giornalismo a Sciences po Lyon. Collaboro col giornale interno dell’università e sto preparando un articolo sugli “stage truffa”.
    Ho appena finito di leggere il tuo racconto e mi piacerebbe poter parlare con te, in particolare per quanto riguarda il ruolo (o l’assenza) di AIESEC nell’insieme della vicenda.
    Io stessa avevo passato il colloquio per un AIESEC Move la primavera scorsa, ma poi il caso ha voluto che mi ricontattassero per un Service Civique in Francia per cui avevo fatto domanda il mese prima.
    Insomma, tagliando corto, se tu potessi darmi qualche informazione mi saresti davvero di grande aiuto!
    Grazie, Sofia

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