Quando il bicchiere è capovolto

di Maria Montalbò

Nella fortuna c’è la sfortuna nella sfortuna c’è la fortuna, deve essere così o deve averglielo detto qualcuno. Quando il bicchiere è capovolto è sfiga o al più poggiamoci su la cicca. Se lo diceva camminando in un mattino grigio in riva al fiume dove c’era la pioggia che scendeva giù dritta e pesante e bagnava, e c’era foschia e silenzio, e c’era un bel tizio con giacca a vento blu che portava a spasso il cane, e c’era una signora anziana in impermeabile giallo che pigiava spedita i piedi sull’erba, e c’era dell’arenaria e dell’acciottolato grigio quasi nero a disegnare un golfo.
Era accaduto che lui le avesse chiesto ‘posso chiederti in prestito per 10 minuti?’
La richiesta era venuta al suo vestito a fiori in una sera caldissima e piena di gente ed era venuta da un’altezza di un metro e novanta, occhi piccoli e una polo blu. Ma quanto odiava le polo blu, e gli uomini hanno spesso gli occhi piccoli e per fortuna, altrimenti avremmo uomini-biancaneve. Il prestito era una bella parola in tempi di non possesso e condivisione. Era una sera d’estate con spettacoli all’aperto e tanta gente e luce abbagliante in taluni punti ed era caldo e lei era un po’ svestita in quel vestito a fiori. Il prestito era per un po’ di vicinanza e familiarità in quello spazio angusto oltre il metro e settanta, a favore di qualcun altro e di una ragione che si inerpicava in qualche dove. C’era poco spazio in quello spazio oltre il metro e settanta e il fascio di luce lo fissava lì e gli negava il tempo. Un piccolo cubo in cui c’erano pori e le cose degli umani e un bacio. Poi lui inciampò e si fratturò l’astragalo. Seguirono storie di poltrone e di piede steso sullo sgabello.

Guardo l’Elba e penso al barbiere dove ho accompagnato mio padre fuori di testa perché non trovava più il rasoio. Chissà se farsi fare la barba è un po’ come farsi fare lo shampoo, forse quella lama che raschia ti fa pensare che stai cedendo a qualcuno. ’Voglio voglio voglio ma non voglio’, sono sfigata e bagnata. Ho le ginocchia ferite che non vogliono guarire, ma è stato il mare a farmi del male. La signora in giallo mi fa un cenno, sono poco vestita e bagnata, sollevo la mano in segno di saluto. Io la guardo, lei mi guarda, io non vedo i suoi occhi e lei non vede i miei. Lei ha gli occhiali ricoperti di pioggia io ho gli occhiali di gocce della pioggia del nord. Il suo imper è psichedelico e io la invidio. Salto, sollevo e agito le braccia. Ahhh sono felice, voglio morir così.

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(marco manicardi)
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