Ì bbivio

di Stefano Andreoli “stark”

Du’ o ttre anni fa, ragionando coì mi’ babbo, si ricordava che tra tutta la merda che la tivù ci stava propinando in queì periodo c’era una trasmissione che si divertiva a raccatta’ persone di varia natura e costruirci intorno vite ipotetiche, immaginando icché sarebbe successo se in un particolare momento della loro vita l’avessero fatto una scelta diversa. Ora ‘un mi voglio soffermare sulla gente che la ci ha avuto una botta di culo perché l’ha comprato ì biglietto vincente della lotteria invece delle sigarette, quanto piuttosto su que’ disgraziati che si son rovinati l’esistenza per una bischerata qualunque. Come queì ssoldato che gli è scoppiato in mano un bossolo e c’è rimasto cieco e mutilato e gli dicevano che se ‘un l’avesse raccolto sarebbe diventato paracadutista e ci avrebbe avuto du’ figli e sei cani, c’è quello che aveva noleggiato una macchina sportiva e pe’ rubagliela gli hanno sparato e l’han lasciato sulla sedia a rotelle: se si fosse contentato di una Multipla sarebbe diventato un grande scienziato, pensate un po’. E questi andavano in tivvù pe’ sentissi dire che vite belle avrebbero avuto, se solo ‘un avessero fatto una cosa che aì momento gli pareva senza ‘mportanza e invece gli ha rovinato l’esistenza. Par che vogliano piglialli pe’ì culo.

Ma magari cotesto gioco lo posso fare anche io. Te che mi leggi, se stamane invece di far colazione coi Grancereale tu l’avessi fatta coi Granturchese ti sarebbe andato di traverso un boccone e neì tossire ti si sarebbe rotta una vena dì cervello e tu ci saresti rimasto secco in quattro e quattr’otto. E te, ti ricordi quella volta neì novantotto che il tu’ telefonino cascò daì tavolo e tu lo pigliasti al volo ‘un si sa ccome? Se tu l’avessi lasciato cascare si sarebbe rotto e portandolo aì negozio a riparare avresti incontrato una commessa bellissima che oggi sarebbe la tu’ moglie, razza di bischeraccio. Per non parlare di te, che se vent’anni fa t’avessi mandato ì tu’ figliolo a violino invece che a pianoforte ora tu ci avresti in casa il nuovo Utoughi, invece di quel segajolo bonannulla che ti ritrovi.

Dico ’ste bischerate perché ‘un vedo il motivo di farsi belli e profondi, ricordando che in ogni istante di vita ci so’ mille miliardi di diramazioni possibili, se poi si costruisce un intero programma scegliendo in mezzo a cotesta infinità ì crocevia più banale: ì biglietto della lotteria, la caduta dar cavallo, ì cambio di sesso. Gli è roba da pessimi romanzieri, a partire daì nome: l’hanno chiamato ì bbivio, come se ogni scelta ammettesse solo du’ alternative, e non infinite come le rette che partono da un punto. Di bivi, nella vita, ce n’è infiniti e nessuno, e se proprio si vuol fantasticare gli è ben più poetico farlo partendo da un momento insignificante. Lo fece un film parecchio bellino (no, no quello della sciacquetta di Scespir in lov, quello colla donzella crucca che l’andava sempre di corsa, spero bene l’abbiate visto tutti) ma da allora, se davvero ci accontentiamo di farci dire da un cantante che se queì giorno avessimo allacciato le cinture forse ora potremmo anche mangiare qualcosa di diverso da un frappé, pare che di strada ‘un se ne sia fatta poi tanta.

[stefanoandreoli.com]

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(marco manicardi)
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