Una notte a Trieste

di Lele Rozza

Che io a Trieste ci sono stato un sacco di tempo fa, per lavoro, e ci ho proprio abitato. Per verità facevo una vita strana, tipo che partivo il lunedì mattina alle 4 e tornavo tipo il mercoledì notte, ma insomma è un dettaglio di poco conto. Trieste è una città incredibile, mi sono innamorato di Trieste. C’è la montagna e anche il mare che sembrano due città diverse, che appena sono arrivato, sebbene si passi dalla costiera per entrare in città (e una strada che si chiama costiera e dalla quale si vede il mare è abbastanza esemplificativa della questione), be’, appena arrivato, siccome era inverno e dormivo vicino all’ufficio, che era lontano dal mare, e per andare in ufficio mi dirigevo verso l’entroterra, ecco, pensavo che ero quasi in montagna, che poi c’era il mare me ne sono accorto dopo. Poi a Trieste si parla il triestino, che è una lingua davvero buffa, e si possono chiedere un sacco di caffè diversi, che tipo se chiedi il cappuccino ti danno un caffè macchiato, e se vuoi un caffè devi dire un nero, e hanno anche il capo in b (che poi è un caffè macchiato, che loro lo chiamano cappuccino che col diminutivo diventa capo, in bicchiere). E poi a Trieste ci sono le mule, che in triestino significa ragazze, che sono tutte bellissime, altissime, al punto che sulla famosa costiera, dove c’è il lungomare hanno dovuto mettere una siepe. Perché, si dice, che le mule prendevano il sole sul lungomare (che li mica c’è la spiaggia) e gli automobilisti si distraevano e facevano gli incidenti. Un’altra cosa è che a Trieste si mangia sempre bene, tanto e bene. Che se sei da solo e anche un po’ triste è anche un bel vantaggio, che io, per dire, ho raggiunto dei pesi che insomma, meno male che sono dimagrito un po’. Ma veniamo alla sfiga. Uno degli annosi problemi di Trieste sono i trasporti. E se sei come me che non hai la macchina, scordati di partire da Trieste dopo le 10 (almeno allora era così) e prima delle 5, e sappi anche che di notte la stazione la chiudono. Solo che io quella faccenda lì delle 10 mica la sapevo, e allora una sera che mi hanno invitato a cena mi sono detto, massì io a cena ci vengo, però non facciamo troppo tardi, così prendo l’ultimo treno (che di solito ce n’è uno ogni ora), e siccome per tornare da Trieste ci si mette una vita, me la pisolo a modino e arrivo giusto giusto per fare colazione con i bambini. Beh, quella sera mi andò male. Andammo a cena, mi lasciarono in stazione intorno alle 23, con l’idea che avrei preso l’ultimo treno (per dire da Milano l’ultimo treno che mi porta al paesello parte a mezzanotte passata), e io mi sono detto vuoi che non ci sia un treno verso mezzanotte che collega Trieste a Milano! Beh, non c’era. Toccava aspettare fino alle 5 del mattino dopo. E allora, siccome la serata era tiepida e io di solito viaggio leggero, mi sono detto, evabbè, andiamo a farci una passeggiata sul lungomare, magari mi bevo qualcosa, e insomma si tira tardi. E ho tirato tardi, ma a un certo punto i locali chiudevano, e io mi ero anche un po’ stufato di passeggiare, e allora lemme lemme me ne sono tornato verso la stazione, che tanto la serata era ancora tiepida e mi sono detto che potevo sedermi su una panchina sotto un lampione e leggere un po’, che tanto di tempo ce n’era ancora parecchio. E allora sono tornato alla panchina a leggere un po’, e dopo un po’ mi è venuto un po’ sonno, e allora visto che non c’era in giro proprio nessuno mi sono disteso sulla panchina, appoggiando la testa sullo zaino, dicendomi che magari potevo schiacciare un pisolino. (C’era anche un altro signore sulla panchina in quel piccolo parco, ma lui sembrava più a suo agio, come se ci stesse spesso su quella panchina in quel parco). E allora mi sono steso sulla panchina, ho appoggiato la testa sullo zaino, mi sono accomodato un po’ e in effetti devo essermi addormentato, perché proprio il fruscio degli irrigatori non l’ho sentito, e insomma, ho proprio dovuto essere bagnato ben bene per svegliarmi.
E comunque, secondo me gli irrigatori del parchetto davanti alla stazione di Trieste vanno orientati meglio, che dovrebbero bagnare il prato e non le panchine (che magari c’è dei pendolari fessi in giro), e poi, meno male che la stazione apre un po’ prima del primo treno, che ho fatto in tempo a comprare il biglietto alla macchinetta e a sedermi sul treno (che a quel punto un po’ umidiccio, cominciavo ad avere freddo). E insomma sono arrivato a casa che era già mezzogiorno, e a casa mi hanno detto che ero conciato malissimo (e io lo avevo capito da come mi guardavano male tutti gli altri passeggeri).

[Lele Rozza]

Annunci

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...