Avere un piano

di Daniela Losini “daniela_elle”

Ogni volta ci provo, perché io ci provo.

Ci proverò sempre in qualunque buco di culo dimenticato dagli aborigeni mi ficchino. Questa volta ci sono riuscito perché il secondino è un gran pervertito ed è quasi – dico quasi – bastato che gli facessi un paio di seghe per riuscire a fregare la sorveglianza.

Ti faccio ancora una sega ma tu domani alle otto di sera, durante la ronda, nella mia cella non guardi. Così credi che il fagottone sono io, così credi quel cacchio che vuoi e mi lasci fare quel che debbo fare.

Certo, il carcere non è Alcatraz ma è un carcere come si deve. Si tratta pur sempre della galera di una grande città e comunque io non sono certo frocio perché ho fatto una sega a uno per due volte. Ma volevo anche dire che mica è matematico che quando ci si mette in testa qualcosa, quella cosa riesce.  Ma io ci provo. Sempre.

Ho imparato a fare le cose da solo. L’ultima volta che mi hanno pizzicato è stato per colpa di Harvey. Il suo culone non è riuscito a passare nel buco della rete metallica.

Dico, avere un complice facilita le cose: insomma devi sbatterti di meno, hai un complice, no? Ma ho deciso che fare le cose da solo è meglio.

Per questa cavolata che ho avuto il complice, mi è toccato starmene buono per otto mesi perché avevo addosso l’attenzione di troppa gente. Per otto mesi me ne sono stato in disparte a fare il tranquillo, a collaborare perché non è che se uno è un giaguaro diventa un’antilope, così per grazia ricevuta.

Ho organizzato la fuga passo per passo e ho provato a valutare anche le variabili – parole e cose nuove che ho imparato leggendo certi libri pesantissimi ché qui il tempo non passa mai che credete voi che vi lamentate sempre del cartellino da timbrare – e ci sono riuscito.

Sono scappato alla grande.

Mi sono portato qualche oggetto che mi potrà essere utile almeno per i primi giorni nei quali mi daranno la caccia. Un pennarello, un paio di sigarette, una cordicella.

Cercherò di far perdere le mie tracce. Non è che se ho bisogno di soldi – come l’altra volta – mi metto a rapinare subito un negozio. La lezione l’ho imparata. Non sono uno sfigato, io.

I soldi della sopravvivenza qualcuno me li darà se li chiedo nel modo giusto. Certe volte la gente è generosa, basta saperci fare.

Mi sono trovato un travestimento. Sono riuscito a cambiarmi i connotati. Incredibile come un dettaglio possa cambiare la faccia di uno.

Ho trovato dei vestiti in giro – la gente butta via di tutto – e io sono un nuovo io. E sto camminando in mezzo agli altri. Libero.

§§§

Da Internazionale n. 652

“Pochi giorni dopo essere evaso dal carcere di Sydney, in Australia, il rapinatore Robert Cole si è fatto beccare di nuovo, mentre passeggiava per il centro della città. Colpa del travestimento: Robert si era disegnato baffi e barba con un pennarello, finendo inevitabilmente per attirare l’attenzione.”

[DanielaElle]

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(marco manicardi)
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