Il senso di Milla per la fortuna

di Dafne D’Angelo

“quando la gente ti dirà che hai sbagliato… e avrai errori dappertutto
dietro la schiena, fregatene. Ricordatene. Devi fregartene. Tutte le bocce
di cristallo che hai rotto erano solo vita… non sono quelli gli errori…
quella è vita…. e la vita vera magari è proprio quella che si spacca,
quella vita su cento che alla fine si spacca…. io questo l’ho capito, il
mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue piccole biglie di
vetro… le sue piccole tristi biglie infrangibili… e allora tu non smetterla
mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo… sono belle, a me è piaciuto
guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino… ci si vede dentro
tanta di quella roba…. é una cosa che ti mette l’allegria addosso… non
smetterla mai… e se un giorno scoppieranno anche quella sarà vita, a
modo suo… meravigliosa vita.”
Alessandro Baricco, Castelli di Rabbia 

Milla è da poco entrata negli “enta” ed è incredibile come si riesca a varcare la soglia del tempo, senza nemmeno dover bussare.
Fino a qualche decennio fa, spegnere trenta candeline avrebbe rappresentato, soprattutto per una donna, la fine di tante cose.
La tappa limite, l’inesorabile data entro cui trovare marito, partorire figli, andare via di casa e tutte quelle belle certezze che ci hanno sempre detto bisogna avere per vivere bene e per non essere marchiate a fuoco con quell’appellativo brutto brutto, che fa tremare solo a sentirlo sussurrare: zitella.
Milla, invece, i suoi trent’anni non li ha mica compiuti negli anni ’50.
Eh no. Lei ha la fortuna di aver detto addio al due proprio ieri.
Che era il ventisette febbraio duemiladieci.
Ha lasciato posto al numero perfetto, il tre, e si guarda allo specchio senza problemi.
Si vede uguale, ma non a ieri. La sensazione, mentre pettina i capelli a caschetto color biondo cenere, è quella di essere la risultante dei suoi tanti “oggi”.
Si vede identica a quand’era bimba e non si discosta dall’essere adolescente, come non fosse mai riuscita a diventare altro da sé.

Una bella coerenza, non c’è che dire, eppure la gente spesso la appella come “infantile”. Una ragazza mai cresciuta.
Malgrado la maggioranza dei suoi coetanei risulti “single” secondo statistiche e interviste, gli ostinati compaesani lo domandano ancora se Milla ha il “moroso”.
Nulla di male nell’accogliere questo quesito. D’altronde l’amore è il motore che muove il mondo e se ci togli quello che ci resta eccetera eccetera eccetera…
Lei di certo non può spiegargli che non si accontenta del primo che capita e nemmeno può stare a disquisire su quanto sia complicata la sua stessa personalità, su quanto lei non abbia alcun istinto materno, non veda il matrimonio come una tappa fondamentale e soprattutto le risulta difficile dare voce al “mal de vivre” che coabita in lei.
Come glielo spieghi, a una persona “semplice”, che si avvicina con occhietti vispi e limpidi, che a te non interessa avere “un” “moroso”?
Come glielo spieghi, così, in pochi istanti, che tu vuoi l’Amore?
Quello con la A maiuscola.
E che lo vuoi anche se di anni ne hai trenta e non la metà?
Che il tuo dramma non è non avere un lavoro fisso, ma la mancanza d’amore?
Che non stai male se litighi con qualcuno, ma ti senti costernata, afflitta e amareggiata di fronte al vuoto?
Ci vorrebbero ore e ci vorrebbero contenitori grandi che contengano i più piccoli.
Milla per evitare tutte queste discussioni che non approderebbero a nulla, generalmente si limita a rispondere “Sì/No”, dopodiché tira dritto con un sorriso.
È che poi succede quello che è accaduto tre giorni fa a Milla.
Nulla di grave, per l’amor del cielo.

Tre giorni fa un migliaio di persone moriva di fame, un miliardo partiva per il mare, un centinaio veniva ucciso da serial-killers, una decina si innamorava per la prima volta. Qualche bambino veniva alla luce, molti altri non facevano in tempo a nascere che si spegnevano, al contempo tanti nipoti perdevano i loro nonni e persino qualche genitore andava via.
Milla 72 ore fa era viva e vegeta e nessuno dei suoi parenti più stretti l’aveva abbandonata.
Era in piena salute, a parte un po’ di mal di testa e leggeri sensi di nausea sparsi qua e là.
Non aveva mai subito violenze fisiche, il suo frigorifero era abbastanza pieno da sfamarla e, malgrado la crisi economica, riusciva ancora a sopravvivere dignitosamente.
Qualcuno, in qualche continente lontano, l’avrebbe definita una ragazza fortunata.
Successe però che Milla scoppiò a piangere.
Lo fece all’improvviso, mentre era in coda alla Coop.
Nemmeno la cassiera le domandò cos’avesse, ma semplicemente passò ad altro.
– Tenga il resto. Buona giornata.
Uscendo dal supermarket, un ragazzo di colore la avvicinò per chiederle un po’ di moneta.
Milla si precipitò a cercare il portafogli, nonostante le lacrime.
Non aveva neanche un fazzoletto per asciugarsi il volto.
Il ragazzo le sorrideva e continuava a ripeterle quanto fosse bella.
Non appena la monetina fu tra le sue mani, anche lui si girò, pronto a cercare altrove altri euro.
Milla prima dei trent’anni non aveva mai pianto in pubblico, anzi, sorrideva sempre. Se un pensiero storto si poggiava anche solo un secondo dentro i suoi umori, lei lo scacciava senza alcun problema.
Ma tre giorni fa sulla sua faccia aveva iniziato a piovere e nessuno sembrava curarsene.
Andò a fare benzina, a restituire libri in biblioteca, ma niente.
Tutti si giravano dall’altra parte di fronte alle incessanti lacrime che le coprivano il volto.
Persino gli amici più cari, quelli che lei era stata sempre pronta ad ascoltare, ora la evitavano come peste.
Eppure Milla ce l’ha messa tutta.
Si è laureata, ha trovato un lavoretto e si è impegnata a disturbare il meno possibile non chiedendo mai aiuto a nessuno.
Non ha mai bussato con invadenza a una porta, né si è mai sottratta di fronte a chi chiedesse aiuto.
Nemmeno ora, che solo le lacrime le facevano compagnia, le sfiorava il pensiero di andare a disturbare chicchessia.

Il suo umore andava bene così e se la sarebbe cavata da sola.
Non sarebbe neanche partita per un viaggio. I suoi problemi, trasparenti e invisibili come fantasmi di cui nessuno ricorda neanche il nome, li avrebbe risolti non muovendosi da dov’era.
Silenziosamente.
E fu così che, tacendo, ripercorse tappa per tappa ogni momento della sua vita.
Invece di andare al mare, in discoteca o chissà dove, raccolse il suo piccolo corpicino e si rintanò in un edificio abbandonato.
Lì dentro solo un gattino a farle compagnia.
– Sei una ragazza fortunata… – le ripeteva sempre la nonna.
– È vero… – sussurrò tra sé e sé Milla.
Si ricordò in maniera esatta di quando da piccola, trovandosi ad un incrocio in bicicletta col papà riuscì a schivare un’auto che voleva centrarla in pieno.
Immediatamente dopo pensò anche a quando si perse a Gardaland, ma venne ritrovata e poi ancora all’amica che voleva soffocarla dentro l’acqua in piscina.
Anche lì… salva per un pelo.
Tante volte Milla si era salvata la pelle.
Non era mai stata violentata Milla. Nessun ragazzo le aveva mai fatto stalking.
Sembravano farsi tutti quanti una ragione ogni qualvolta lei li lasciava.
Si, li mollava.
Le povere vittime di Milla…
Impotenti, instupiditi, bugiardi, poco intelligenti.
Ad ognuno mancava qualcosa.
Le dicevano tutti “ti amo”, ma lei non ci credeva.
Aveva questa strana, stranissima abitudine Milla. Di credere soltanto al suo di amore.
Su quello non c’erano discussioni.
Ed era stata proprio fortunata.
Fortunata, sì.
In vita sua sapeva per certo di aver amato davvero soltanto tre uomini.
Tre.
Il numero perfetto.
Nessuno di loro le aveva mai concesso più di un’amicizia.
Le sembrava di poterle contare tutte, una ad una, ora, quelle ore.
Tempo trascorso ad attendere i loro baci, le loro carezze.
Aspettare qualcuno che rendesse degna la sua pelle liscia.
Mai avuto un brufolo per cosa?
Per aspettare.
E quel numero perfetto l’aveva accompagnata anche nelle sue piccole lovestory.
Che forse sarebbe meglio chiamare soltanto stories.
E va bene. Facciamo che non le definiamo nemmeno.
Tre rapporti di durata medio-lunga con tre individui di sesso maschile.
Nessuno di loro era uno dei tre.
I tre succitati.
I tre amati.
I tre incompiuti.
E quante volte Milla aveva sbagliato. Perdendo amicizie, conoscenze.
Ma in fondo non perse mai nulla.
Ah, sì. Una volta perse qualcosa, ma è roba di poco conto.
Le capitò di sentire andare via una briciola mai nata.
Se ne accorsero in pochi.
Era una ragazza fortunata Milla.
Amatissima dalla madre. La nonna le ripeteva sempre di godersi la gioventù.
Se l’era spassata, Milla.
Con quei tre + tre.
Con quelle situazioni mai al loro posto.
Dicono “c’è la carriera”. E si era anche laureata la ragazza.
Ma che brava.
Una volta in discoteca i suoi occhi si accesero per un ragazzo. Le ripeteva che era bella, la corteggiò tutta sera per poi dirle d’essere fidanzato.
I due amici di lui le lasciarono il numero e lui mai più.
Tuttora le telefonano.
Che fortunata, Milla!
Un giorno conobbe un’amica. Erano affini in tutto. Dopo un mese appena quella ragazza si rivelò mentalmente malata e le mise contro tutti.
Aveva sempre 8 e 9 nei temi, ma si diplomò con poco.
Si laureò con un voto ancora inferiore.
Sceglieva sempre i docenti sbagliati, i corsi di studi sbagliati, forse persino l’epoca in cui viveva non era poi così giusta per lei.

Milla aveva un dono.
Attrarre tutte le cose belle.
E perderle.

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Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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