Sembra, però no

di Anna Sacchetti “Kumquat”

Che io l’avrei anche accettata la sfiga. Mi sarebbe piaciuto proprio. Avevo voglia di scrivere una storia di uno che aveva ereditato dalla madre il dono di percepire quando la gente non lo stava ascoltando che era bellissima – quasi fuori tema, ma bellissima.
La volevo scrivere lunedì, che è bello iniziare le cose di lunedì, dà un senso di compiutezza, ti fa sentire che tutte le robe sono in ordine come dovrebbero. Poi lunedì è stata una brutta giornata, lavorativamente parlando, e la sera c’era la puntata zero di un noto programma televisivo, e allora mi son fatta la tisana e ho fatto la cosa meno impegnativa delle due. Delle tre, in realtà, perché dovevo anche pulire il bagno ma non ne avevo voglia.
Poi martedì, martedì sembrava adatto, che io né di venere né di marte non ci credo, allora martedì. Poi martedì son venuti a cena i vicini di casa, come fai a scrivere con la gente a tavola sul tavolo su cui devi scrivere, e allora niente neanche martedì. Però ho pulito il bagno.
Mercoledì: mercoledì era perfetto. Dovevo uscire a cena ma ho detto di no: bisognava accettare la sfiga. Allora mercoledì sera, deciso. Poi mercoledì è venuto fuori un marone al lavoro e ho dovuto lavorare fino alle dieci e mezzo, è brutto lavorare fino alle dieci e mezzo, ti sembra che la vita si consumi tutta nel lavoro e che per l’arte non rimanga neanche quel poco tempo del dopocena, che sterilità, che volgarità, che brutto. Non ho neanche lavato i piatti da quanto ero disgustata dalla mondanità della vita moderna.
Giovedì, che è poi oggi, è l’ultimo giorno, e io son sempre stata brava a fare le cose all’ultimo minuto. Sai che bello, scrivere matta e disperatissima dopo cena, fra le briciole, cercando di arrivare alla fine quel minuto prima di mezzanotte e riuscire a mandare il sudato prodotto rimandato per tanti giorni appena in tempo. Eh, era bello. Poi invece giovedì sera, che è sempre oggi, stasera devo lavorare, ho una riunione per una roba dopocena, che dimmi te se una deve lavorare sempre anche dopocena, che sterilità, che volgarità, che brutto.
E quindi niente, anche stasera niente, potevo domani, guarda te, ma domani è già tardi. Pensa che sfiga.
Poi forse è più procrastinazione che sfiga, ma anche un po’ sfiga, ma anche procrastinazione. Posso suggerire un tema per il prossimo ebook? La procrastinazione. Senti come riempie la bocca: procrastinazione.
Niente, sarà per la prossima volta, magari sulla procrastinazione. In bocca al lupo, eh.

[Undici]

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(marco manicardi)
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