Art, Attack!

di Simone Rossi

Art Pepper sembra il nome di un supereroe.
Art Pepper suona il sax contralto e ci crede di brutto: se glielo chiedi, ti dirà che lui è il discendente diretto della linea Lester Young – Charlie Parker – John Coltrane. Tutti neri, loro. Tutto bianco, lui, e tutto sporco di vomito a piangere sul divano. Sua moglie si chiama Diane. Sono brutti da far schifo, Art e Diane, e si amano come due cani rognosi.

Nel giro degli amichetti di Art Pepper ci sono un sacco di tossici professionisti e due pere a credito si rimediano sempre, basta piangere un po’, Grazie, grazie, grazie, ti giuro che te le pago appena mi arrivano i soldi del concerto dell’altra sera, lo sai come sono gli organizzatori dei concerti, si fanno dare i finanziamenti dal Comune e ti pagano dopo sei mesi, se ti pagano, se non muori nel frattempo, lo sai.

Tranquillo, Art, tanto sappiamo dove stai di casa. Saluta Diane, eh.

I tossici finiscono sempre in galera, anche i tossici professionisti, anche i tossici sassofonisti, la testa tra le mani e i gomiti sulle ginocchia in tre metri cubi pieni di foto di donne nude mentre fuori i secondini battono il tempo sui manganelli. Nei suoi tre metri cubi di donne nude Art Pepper guarda il cielo e lo vede a scacchi, guarda il sole e lo vede a scacchi, guarda il mare e sulla spiaggia vede un aquilone rosso in mano a un bambino ciccione che non riesce a farlo volare perché non c’è vento, e allora gli parte il viaggione.

Nel viaggione di Art Pepper c’è Art Pepper vestito da becchino che passeggia sulla spiaggia con in mano la custodia del sax, e un quarantenne bianco in giacca e cravatta in una spiaggia californiana sarebbe ridicolo, se
non fosse inquietante. C’è anche una ragazza che prende il sole, è molto bella e un po’ nuda.

Potrei offrirle una birra?
No, grazie.
Un caffè?
No.
Una coca?
No.
Un tè?
No.
Tè al latte? Al limone? Tè freddo?
No, veramente…
Che ne dice di un frappè?
Guardi, lei è molto gentile, ma no.
Forza, sto festeggiando.
Che cosa festeggia?
Vuole saperlo?
No.
Vuole proprio saperlo?
No.
Beh, se proprio vuole saperlo, festeggio l’anniversario della cosa peggiore che mi sia mai capitata.

Vuole sapere cosa mi è successo?
No.
Davvero vuole saperlo?
No.
Va bene, glielo racconto.

E Art Pepper racconta alla splendida sconosciuta di quella volta in cui una ragazza ancora più splendida lo aveva invitato a cena a casa sua: non era la prima volta che si vedevano, erano già stati al cinema eccetera, ma quella era la prima volta che Art metteva piede a casa di lei, con i fiori e i cioccolatini e tutto il resto. Una cena deliziosa, molto romantica, lui che fa il figo con i suoi aneddoti di jazzista giramondo e lei che accarezza i suoi due cuccioli di chihuahua che sono gli unici due cuccioli di chihuahua della storia della zoologia che non rompono i maroni ma se ne stanno buoni e trotterellano tra i piedi degli innamorati, una cosa anche simpatica, se vogliamo.

Alla fine della cena lei porta il gelato, Un gelato scicchissimo, dice Art, una cosa come otto gusti arrotolati insieme in una palla, e io mi sporgo in avanti, inclinando la sedia, mi sporgo sul tavolo trasparente e la bacio appena appena sulle labbra, fresche e dolci di gelato. E dico, molto romantico: È tutta la sera che desideravo farlo. E lei dice: È tutta la sera che aspettavo che tu lo facessi. Così mi ritrovo con la sedia inclinata al massimo in avanti e penso che ora devo solo spostarmi dalla sua parte del tavolo, e così riabbasso la sedia e si sente un rumore, come di qualcosa che si spappola e si rompe, e un guaito, e guardo in giù e, Cristo, ho infilzato un chihuahua con la gamba della sedia. La gamba lo ha passato da parte a parte come un kebab, però non è morto, è solo… sai, gli occhi che gli schizzano fuori dalla testa, la lingua che si dimena…

Ecco, una volta il più grande sassofonista bianco eroinomane della storia del jazz ha infilzato un cagnolino con la gamba di una sedia durante la cena più romantica della sua vita. Secondo me questo è il blues. E la sfiga.

(poi la ragazza l’ha talmente perdonato che è diventata sua moglie, Diane, poi sono diventati eroinomani e sono morti tutti e due, e questa non è né sfiga né blues: è proprio eroina)

***

Questo pezzo contiene un pezzo di un libro che si chiama Natura morta con custodia di sax, ma non volevo rovinare la sorpresa.

[simone-rossi.it]

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Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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