Incontro alla sorte: Sfumature diverse di una concezione (indoeuropea?) – Prima parte

di Giuseppe Fraccalvieri “Haukr”

Si può parlare di culti, miti, rituali e spiritualità, attingendo a fonti ampiamente accettate, attenendosi a teorie plausibili, e nonostante questo, non scrivere un testo di storia delle religioni. Partire dall’esperienza personale, paragonarla a quelle del passato, trovare la stessa anima nelle cose. Bene premetterlo, quando sia il caso, perché qualcuno potrebbe riportare le considerazioni contenute in simili lavori come se si trattasse di comuni e (teoricamente) asettici scritti accademici. Non sono mancati neppure coloro che, nonostante la natura anche “personale” di scritti del genere, li hanno egualmente citati, a riprova della preparazione e della correttezza dell’autore, magari anche solo per qualche passaggio di natura meramente “scientifica”.

Dopo questa necessaria premessa, meglio partire subito dal tema consegnatoci, “la Fortuna”. Il breve testo di seguito cercherà di rispondere ad alcune domande. Domande che l’uomo si pone plausibilmente da sempre, e per le quali non si può dunque pensare di essere esaustivi in poche pagine: qualcuno nasce più o meno fortunato degli altri? Esiste un destino al quale siamo vincolati, addirittura condannati? Come andiamo incontro alla sorte, anche quando essa appare segnata? Alcuni paiono quasi rassegnati all’idea dell’immutabilità del proprio presente e del proprio futuro, e si dice che questo sia vero specialmente nelle regioni meridionali dell’Italia.

« – Insomma l’ideale dell’ostrica! direte voi. –
Proprio l’ideale dell’ostrica, e noi non abbiamo altro motivo di trovarlo ridicolo che quello di non esser nati ostriche anche noi. Peraltro il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere mentre seminava principi di qua e duchesse di là, questa rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione della famiglia, che si riverbera sul mestiere, sulla casa, e sui sassi che la circondano, mi sembrano – forse pel quarto d’ora – cose seriissime e rispettabilissime anch’esse.»[1]

L’ostrica attaccata allo scoglio di Verga, simbolo del fatalismo dei meridionali di fronte alla miseria, alla corruzione, alla mafia. Si tratta di proposizioni ripetute così tante volte senza contraddittorio che magari si ritiene non necessitino di ulteriori spiegazioni. L’idea che un destino prestabilito o, più in generale, che l’impotenza di fronte ad una sorte più forte dell’uomo sia legata solo ad un’area limitata del nostro paese mi pare sia, dal punto di vista della storia delle religioni e delle credenze, una semplificazione estrema ed uno stereotipo.
Sarebbe bene, peraltro, prendere in considerazione alcuni significativi passi provenienti da culture di origine indoeuropea, che mostrino come il fatalismo sia una concezione presente da lunghissimo tempo presso un’area vastissima.

Allontanandoci opportunamente a passi quanto più piccoli possibile, si parlerà di un mito celebre ed assai discusso, quello di Edipo. Per “l’uomo della strada” si tratta di una storia drammatica di sesso e di incesto, da interpretare come fece Sigmund Freud che per primo parlò del “complesso di Edipo”. Questa opinione non è, tuttavia, predominante tra gli accademici. [2]
Nella tragedia di Sofocle, l’oracolo di Delfi profetizza al re Laio di Tebe che se mai avrà un figlio, questi lo ucciderà e ne usurperà il trono. La moglie Giocasta dà poi alla luce un bambino: il re lo rende storpio e lo abbandona su di un monte. Il bambino viene salvato e, una volta cresciuto, si confronta con Laio. Ignorando il fatto che questi è suo padre, lo uccide per legittima difesa e diventa re. Il popolo supplica quindi il nuovo sovrano di risolvere il problema della “peste” che piaga Tebe. Edipo chiede all’Oracolo di Delfi cosa possa riportare la normalità. «La risposta dell’oracolo è semplice: un delitto ha causato la peste, l’uccisione di Laio, un tempo re di Tebe, che non è stato né indagato né espiato. A partire da questo momento, lo sviluppo della trama è deciso: Edipo dovrà condurre l’indagine, il cui risultato è noto in anticipo agli spettatori.» [3]

Risultato che è quello drammatico di un Edipo inconsapevole assassino del padre Laio e sposo incestuoso della madre Giocasta. Una volta scoperta l’atroce verità, il protagonista si acceca.
Come spiegare questo mito, allora?
«Sembra inevitabile che l’Edipo re di Sofocle debba essere l’una o l’altra, una «tragedia della colpa» o una «tragedia del fato»: e tuttavia E.R. Dodds, in un articolo famoso13, ha dimostrato che non è né l’una né l’altra.» [4]

Edipo in effetti è inconsapevole dal principio, eppure sceglie liberamente tutte le sue azioni. «Per citare Dodds ancora una volta19: «Edipo è grande perché accetta la responsabilità di tutte le sue azioni, comprese quelle oggettivamente più orribili, anche se oggettivamente innocenti».
Non una tragedia della colpa, non una tragedia del fato – cosa resta, dunque?» [5]
Se non del destino, quella di Edipo è forse una tragedia della fortuna: «Edipo si proclama figlio della Tyche, della Felice Sorte, che, rovesciando la sua situazione nel corso degli anni, da «piccolo» che era l’ha fatto «grande»77, cioè ha trasformato il bambino abbandonato e deforme nel sapiente signore di Tebe. Ironia delle parole: Edipo non è figlio della Tyche; come ha predetto Tiresia78; ne è la vittima». [6]

Quella del profeta cieco Tiresia la si potrebbe persino considerare un’interpretazione autentica, per usare un linguaggio giuridico. Certo, la vita di Edipo è segnata dalla sorte, sin dalla nascita: fortunato è il figlio di un re, sfortunato un bambino reso storpio dal padre ed abbandonato ad una morte più che probabile. In tal senso, pare interessante anche il fatto che Vernant parli di ambiguità e rovesciamenti: caratteristiche che certo sono proprie della fortuna, volubile, capricciosa ed imperscrutabile. In tutta la tragedia in questione, la Sorte è maligna, e toglie con una mano quello che sembra aver dato con l’altra al protagonista un istante prima.
L’Edipo re è una delle più straordinarie storie pervenuteci dal passato. Essa contiene, tuttavia, alcuni elementi tipici di altri racconti dell’antichità e, ad esempio, come già faceva notare altrove Vernant, dei paralleli coi miti antichi di Crono ed Urano. L’eroe che viene abbandonato alla nascita e che diventa re è poi onnipresente in ogni cultura.
Nonostante l’evidente peculiarità della tragedia è possibile rilevare anche un altro elemento per la nostra indagine, nel protagonista che accetta la sua sorte e la responsabilità di tutte le sue azioni, come notato da Dodds e rimarcato da Burkert. Edipo avrebbe potuto cercare giustificazioni, essendo, almeno in buona parte, innocente. Egli però si lascia andare alla sua sorte, come appunto dovrebbe un figlio di Tyche.
A parere di chi scrive, lo stato mentale di Edipo può ritrovare un parallelo notevole in quella “rassegnazione coraggiosa” di cui diceva Verga, rassegnazione che ha anch’essa dell’eroico, se si vuole. A separare Verga da Sofocle sarebbe – solo apparentemente – la famiglia. In realtà, l’attaccamento di Edipo allo stesso valore è palese: egli abbandona i suoi genitori adottivi per paura del verificarsi della profezia secondo la quale dovrebbe uccidere il padre. Si ritrova però poi ad uccidere, per legittima difesa, il suo genitore biologico (lo stesso che cercò di sopprimerlo appena nato) e nonostante tutte le possibili attenuanti non riesce a trovare giustificazione a questo parricidio. Parimenti si potrebbe ragionare per l’incesto: nessuno potrebbe mai sospettare di compierlo, con la certezza di avere una madre che però in realtà non è tale. Non sono forse questi, e pienamente, gli stessi elementi della stessa “religione della famiglia”, in termini persino più estremi di quelli di Verga?
In conclusione, anche se quello di Edipo non è fatalismo (mancando nel protagonista la convinzione di un destino predeterminato, ed essendo tutte le sue azioni liberamente scelte), si può comunque rilevare in esso la rassegnazione e l’accettazione della propria “fortuna”, in termini anche notevoli. Lo stesso Verga, nel passaggio sull’ostrica, si limita a parlare di quest’ultima, peraltro.

Prima di passare avanti, però, siamo a tema con una piccola deviazione. Burkert rileva nel mondo della tragedia edipica una notevole modernità.
«Un mondo di eventi senza un piano, senza un intelletto che tutto comprende, senza una verità assoluta, e senza significato, dove l’uomo, costruendo i suoi propri sistemi di segni e abbandonandoli di volta in volta, deve vivere «a caso», come «Figlio di Tyche», usando ciò che «se pure serviva, era privo di senso». Sembra che i Greci, e Sofocle con loro, fossero alle soglie di un universo moderno – ma che si siano trattenuti dall’entrarvi; si ritrassero postulando un intelletto assoluto e che tutto comprende.» [7]
Queste suggestive quanto interessanti osservazioni ci riportano ai giorni nostri: vivere “a caso”, «senza un piano, senza un intelletto», in modo anche individualista è davvero cosa moderna. E anche qua, però, si può rilevare talvolta, e ritornando a parlare di fatalismo, una certa arrendevolezza nei confronti del potere delle grandi lobby, delle multinazionali, dei meccanismi non sempre comprensibili di un’economia in crisi, della criminalità, di un ambiente sempre più degradato, di un mondo che si muove senza apparente controllo. Difficile dire se, effettivamente, prima di Platone i Greci fossero davvero così vicini al mondo di oggi. Momenti di crisi sociale e decadenza possono, tuttavia, contribuire plausibilmente ad acuire la suggestione esercitata dal destino e dalla sorte.

(continua)

____________________
NOTE:
[1]. Giovanni Verga, Cavalleria Rusticana ed altre novelle; Fantasticheria, pagg. 43–44, pagg. 53-54 dell’e-text; Vita dei campi, sesta edizione, Fratelli Treves, Editori, Milano 1892, scaricabile qui.
[2]. Ad esempio, Jean–Pierre Vernant e Pierre Vidal–Naquet, Mito e tragedia nell’antica Grecia – La tragedia come fenomeno sociale estetico e psicologico; pagg. 64–87, capitolo IV, Edipo senza complesso; testo pubblicato in «Raison présente», 4, 1967, pagg. 3–20, Einaudi Paperbacks 74, Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino 1976, titolo originale: Mythe et tragédie en Grèce ancienne, Librairie François Maspero, 1972, traduzione di Mario Rettori.
[3]. Walter Burkert, Origini selvagge – Sacrificio e mito nella Grecia arcaica; pagg. 87–88; Biblioteca Universale Laterza 492, Giuseppe Laterza & Figli S.p.A., Roma–Bari, prima edizione 1998, titolo dell’edizione originale: Wilder Ursprung. Opfferitual und Mythos bei den Griechen, Verlag Klaus Wagenbach, Berlin, 1990, traduzione di Maria Rosaria Falivene, per il saggio Oedipus, Oracles, and Meaning. From Sophocles to Umberto Eco, University College Publications, University of Toronto, 1991.
[4]. Ibidem, pag. 94, la nota 13 si riferisce a E.R. Dodds, On Misunderstanding the «Oedipus Rex», «Greece and Rome», II, 13 (1966), pp. 37-49 = The Ancient Idea of Progress and other Essays on Greek Literature and Belief, Oxford 1973, pp. 64-77.
[5]. Ibidem, pag. 96, nella nota 19 riprende Dodds a pag. 76.
[6]. Marcel Detienne (a cura di), Il mito – Guida storica e critica; Ambiguità e rovesciamento. Sulla struttura enigmatica dell’«Edipo re», di Jean-Pierre Vernant, pag. 88, le note 77 e 78 indicano rispettivamente i passi 1083 e 442 dell’Edipo re (citazione tralasciata); Biblioteca Universale Laterza 289, Editori Laterza, Roma-Bari, 1989, Universale Laterza prima edizione 1975, Biblioteca Universale Laterza prima edizione 1989, Saggio e introduzione di Marcel Detienne, Saggi di Walter Burkert, Pierre Vidal-Naquet, Jean-Pierre Vernant, Angelo Brelich, Dario Sabbatucci, Laurence Demoule-Lyotard.
[7]. Burkert, op. cit. pag. 105.

[Haukr]

Annunci

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...