Sotto l’ombrellone

di Lia Finato

Mi dici: è perché sono sfigato. Mah. Alla fine non so, sai, se è sfiga, o fortuna. Cioè, il tema della fortuna si allaccia a così tante cose. Alla fine è anche per quella cosa lì che secondo me la gente s’è inventata un dio a cui dare la colpa. Perché se ti capitano cose che ti fan dire che culo o che sfiga, dentro di te pensi be’, fatalità, ma ti incazzi, perché in entrambi i casi la sfiga ci vede benissimo, come si suol dire, e la fortuna è cieca. Allora pensi al senso delle cose e dici: è una cazzo di roulette e basta, nessuno decide niente, le cose capitano e basta. Oppure dici: le cose devono avere un senso, ci deve essere un senso, e allora lo vai a cercare, alla fine. E perché? Perché vogliamo controllare.
Ecco perché. Tutta questa scienza a cosa serve, alla fine? oltre a farci vivere meglio, ovvio. A controllare, e con approssimazioni sempre più precise.
Non è sfiga se un giorno che decidi di andare al mare viene giù Noè e tutto il suo diluvio. Oggi non è più sfiga. Semplicemente non sei andato su http://www.meteo, che se fossi andato su http://www.meteo avresti deciso di stare a casa e stirare tutto e la giornata prendeva un’altra piega, tutto piegato nei cassetti, la sera. Che tanto a casa quando piove cosa fai? Stiri anche i calzetti, magari.
Quindi, per cercare un senso, alla fine andiamo indietro e indietro, arriviamo a Dio e lì c’è un cartello che dice “È inutile suonare, qui non aprirà nessuno”.
Quel che al massimo possiamo fare, quindi, è controllare il più possibile con la scienza e la tecnica.
O decidere di non controllare per poi moccolare perché, con pinne fucile ed occhiali, era meglio se portavamo l’ombrello.
Solo che poi impari che, sì, il meteo magari lo controlli, ma altre cose no. Non c’è scienza che tenga.
Cioè, fai i controlli, fai gli esami, ma se dagli esami esce fuori qualcosa, ecco, quel fatto lì non lo puoi controllare. Succede e basta. È sfiga? È fatalità? Fatalità, che mentre passavo io un tordo ha deciso di non fare uno stop e mi raccolgono col cucchiaino?

La fortuna non esiste.
Ah, facile così. Allora cos’è? È tutto scritto. Scritto dove, che lì suoni e non apre mai nessuno.
Saranno sempre in bagno a cacare, quelli. Non apre mai nessuno. Non è dato sapere, è scritto, ma te non lo puoi sapere perché quelli sono sempre in bagno a cacare, gli uni e trini. Sai quanta cacca producono gli uni e i trini? Ma non divaghiamo. Resta quindi il fatto che se c’è una spiegazione, a te non è dato saperla. Ah, beh, non c’è problema! A me piacciono, le sorprese.
Allora alla fine la fortuna è una sorpresa incalcolabile. Ecco, sì, sfiga e fortuna sono le sorpresone della vita. Tutto il resto è calcolo.

Ma questi discorsi li fanno tutti, non c’è novità. L’altro giorno al bar ho sentito uno che diceva: “Ma porca di quella di qua e di là, ho perso di nuovo al totocalcio e quando busso per sapere perché non vinco mai, sento da lontano l’urlo dell’È inutile bussare qui siamo sempre al cesso”.

E invece ci vuole la novità, nella riflessione filosofica sulla fortuna. La catena causa-effetto, ad esempio. La scienza sub atomica che indaga quark e quasar si chiede cosa sia il caso. È il caso o è piuttosto il culo? O la necessità?
Interroghiamoci.
Il fatto che ci interroghiamo, che ci chiediamo se quello che succede sia un caso o una necessità, è un caso?
Ci facciamo le pippe. Alla fine le cose succedono e basta, e tanto il cartello e sempre lì, “È inutile suonare, qui ci stiamo facendo le pippe“. Hai capito, gli uni e trini.

Non è un caso se son nata qui e con questo corpo e con questa capacità di pensarmi i trini nel cesso a farsi cacca e pippe, e da questi genitori e in questa epoca storica. Non è un caso che io faccia certi incontri, che conosca certe persone. Non è un caso che abbia attrazioni o repulsioni. Non è un caso.
O forse sì. Nel caso che no, invece, allora cos’è?
È inutile suonare qui…”. Sì sì, abbiamo capito.

Si indaga la biologia, si indaga la chimica, si indaga la fisica delle particelle. Le guardano, le interrogano, loro a volte rispondono, a volte no; a volte si prendono gioco dello scienziato che è stato anche tentato, nel tempo, a rivolgersi a dio che, notoriamente, stava al cesso.

Mah.
Alla fine, sai, non so. Sembra tutto determinato e la scelta è un’illusione. Se la particella non ha scelta e non può cambiare i suoi comportamenti, perché noi, che siam fatti di particelle, dovremmo avere scelta?

Non so.
E se chiedessimo a un po’ di gente che passa? La gente notoriamente sa. Spetta eh.

– Scusi?
– dica.
– cos’è per lei la fortuna?
(vedi? va via senza nemmeno rispondere. Non lo sa. O forse sì. Intanto però si è toccato)

– Oh ciao Pietro
– ciao.
– posso farti una domanda?
– dimmi.
– cos’è per te la fortuna?
– facilissimo: non sposare la mia ex moglie.
(eh, certo, in effetti, come dargli torto)

– Prof, si ragionava qui sulla fortuna. Se lei mi dovesse dire brevemente cos’è, in due parole, cosa mi direbbe?
– Beh, è un inanellarsi di circostanze i cui esiti noi interpretiamo come positivi al di là dei nostri meriti.
– certo.
(ricordarsi di non fare mai più domande a questo qui)

– Dai, lo chiedo a te, che con lui è fatica. Gigi, cos’è la fortuna?
– così su due piedi direi “non averti tra le palle a fare domande del cazzo”.
– Gigi, sei sempre un signore. Riverisco.

– Oh, la francese! Magalì, vieni che ti devo chiedere una cosa: cos’è la fortuna?
– La chance? il mio profumo.
– Vuoi dire che “Fortuna”, in francese, si dice proprio chance?
– sì, sierto!

La chance.
La possibilità, quindi.
Ecco cos’è la fortuna. Alla fine, la fortuna, è una possibilità. Esattamente come la vita.

—–

– Ale, hai capito? Ale, ma dormi?
– Mh, no, ho solo chiuso un attimo gli occhi.
– No, perché dicevo…
– Mamma, scusa eh, ma io ti avevo solo detto che oggi il campetto è chiuso perché c’è il fango. Scusa se ho detto “che sfiga”. Con te è fatica parlare, comunque.

[glistupidipensieri]

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(marco manicardi)
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