Ingrati

di Federico Piesio

Quando si pensa alla sfortuna, la si associa a certi personaggi veri o di fantasia, come Paperino o come il povero Marco Masini che mandava tutti a quel paese e l’avevano isolato, poveretto, ma lui almeno ce l’ha avuta la grinta di ritornare sul palco per far vedere a tutti di che pasta era fatto! Vabbè, poi l’hanno emarginato di nuovo e io non l’ho più visto in tv, speriamo non abbia fatto la stessa fine di Mia Martini che anche lei dicevano che portava sfiga e poveretta era caduta in depressione. 
Oppure la sfortuna nell’immaginario collettivo la si associa al ragionier Fantozzi, che davvero gliene succedevano di tutti i colori e il pubblico si divertiva perché la sfiga, diciamolo, fa anche simpatia, poi al ventesimo film del ragioniere il pubblico ha cominciato a dire Facciamo basta, qui ci vuole un cambiamento, qualcuno che ci faccia divertire pur essendo sfigato, uno che ci parli di qualcosa che ci piace, come il calcio che piace a tutti (perché negli anni ’80 e ’90 piaceva a tutti, quando in campo c’erano Baggio, Vialli, Mancini e Schillaci, non come adesso che sono tutti caproni bravi solo a prendere soldi e in campo non corrono e poi questi CT di adesso non hanno neanche le palle per convocare Cassano, invece avete visto Prandelli che l’ha convocato e ha risolto la partita?!). 
E così, nel tempo il pubblico ha decretato il successo di un personaggio mitologico del calcio nostrano divenuto uno dei simboli della sfiga calcistica, Bruno Pizzul, friulano appassionato di vini – altra caratteristica che l’ha portato alla ribalta – che in molti tra cui il sottoscritto hanno amato profondamente in passato. Pizzul, non i vini. Bisogna premettere che il nostro Bruno era partito in RAI con le migliori intenzioni, approdando sulla poltrona fino ad allora occupata da Martellini, quello del Campioni del Mondo! urlato tre volte, e subito si era imposto con la sua personalità cambiando il modo di interpretare le partite a suon di Eeeeh, Gigioneggia e Gollleee. I cambi di frequenza della voce di Bruno venivano tra l’altro usati per testare la qualità dei nuovi televisori che negli anni ‘90 si affacciavano alle tecnologie digitali.
Erano anni bellissimi, grandi personalità, fantasisti poetici, notti magiche. 
Non che si vincesse molto, a dirla tutta. La Nazionale aveva grandi calciatori, gente che nei propri club aveva vinto tutto, ma nelle maggiori competizioni ci si fermava sempre sul più bello, magari cogliendo pali o traverse, o facendosi trafiggere da sconosciuti che pescavano il tiro del secolo. Non parliamo dei rigori, poi, dato che nei quindici anni di era Pizzul non si è più vinta una partita dal dischetto. 
Insomma, per farvela breve, la Nazionale ci ha provato in quegli anni a vincere qualcosa, ha cambiato allenatori e calciatori, portaborracce e cuochi. Senza successo. E Pizzul era lì, da buon comandante non abbandonava la nave alla deriva. Ma non bisogna aver paura di ammettere che, dopo la disfatta in Corea, la Federcalcio  – in combutta con la RAI – si era rotta i coglioni di non vincere nulla, e pensò di sacrificare Pizzul cacciandolo dalla Tv di Stato in cambio di un titolo mondiale, che poi puntualmente abbiamo vinto alla prima occasione, e con molto, come dire, culo. E tutti contenti a festeggiare, i caroselli per strada, le bottiglie di champagne. E tutti si sono dimenticati di Pizzul, dopo 15 anni di nomi sbagliati, di Saltano in molti, di Gioca bene la Francia, di Jankaaaaauskas, di Baggio Dino e Baggio Roberto. 
Allora diciamolo, che prima vi sta bene la sfortuna perché fa simpatia e poi volete anche vincere, che ingrati che siete!

[Fatico @ capire]

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(marco manicardi)
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