L’insetto

di Marco “Miaotze”

– È come la storia della coccinella che porta fortuna.

– Come dici, scusa?

La bambina mostrava orgogliosa il braccialetto di margherite che stava
intrecciando.

– Diciamo che le coccinelle portano fortuna e pensiamo subito alla simpatia che suscita un piccolo insetto rosso a pallini neri. Perdiamo addirittura del tempo a contare il numero di quei pois, nell’infantile speranza che siano sette. Controlliamo in quale parte del nostro corpo si siano posate, le spalle sembrerebbero essere i posti migliori; iniziamo a contare i secondi con trepidazione, rimanendoci male se quelle volano via prima di arrivare a ventidue. Le trattiamo con delicatezza se la loro inaspettata presenza ci sorprende, come fossero un bicchiere di cristallo che abbiamo il terrore di rompere e, come uno specchio, siamo terrorizzati dall’idea spezzarle, ché sette anni di sfortuna non sono proprio una passeggiata.

– Quanti anni hai detto che hai? – Le chiese di soppiatto. La bambina non sembrava avere sentito o, almeno, non si dimostrava particolarmente interessata a rispondere.

– Abbiamo persino dato il loro nome ad un gruppo di bambine scout per sottolinearne la dolcezza e la docilità. “Eccomi” è il loro motto.

– Ah, sei qua con i tuoi amichetti! – D’un tratto sembrava tranquillizzato. – Dove sono gli altri Lupetti?

– ”Eccomi” ha detto la Vergine all’Arcangelo. In Toscana c’è chi le chiama “Marioline”.

– Ma voi scout non dovete portare sempre la divisa?

– Il rosso simboleggia i sentimenti. L’amore. La passione. – Distolse lo sguardo dalla corona di fiori e per la prima volta fissò il suo interlocutore dritto negli occhi. – Capisci cosa vuol dire?

Era completamente esterrefatto. Se quella mattina appena sveglio gli avessero detto che, mentre aspettava che il cane tornasse indietro di corsa con la pallina di gomma tra i denti, una bambina incontrata al parco avrebbe tenuto solo per lui una conferenza di antropologia intrecciando ghirlande di fiori, non ci avrebbe creduto. Comunque non fece in tempo a rispondere a quell’ultima domanda. Per l’esattezza non riuscì nemmeno a formulare nella sua testa un abbozzo di frase sensata; la bambina fu più svelta.

– Ci lasciamo guidare dall’esteriorità. La bellezza è il nostro metro di giudizio, il bello è il nostro portafortuna prediletto. – Cercò di far assumere ai suoi occhi l’espressione più profonda che riuscissero a ricreare. – Ma sai per quale ragione le coccinelle portano fortuna? – Per l’ennesima volta non seppe come contribuire a quel discorso. Si limitò a scuotere la testa. – Gli afidi.

A quel punto si era definitivamente perso. Non sapeva come controbattere, non sapeva neanche se la bambina si aspettasse che lui fosse pronto a dire qualcosa sull’argomento, qualunque cosa. Si domandava perché, tra tutta la gente presente in quel parco quella mattina (e si ricordava di averne vista molta mentre entrava, più di una volta aveva dovuto tenere il guinzaglio tirato mentre raggiungeva l’area riservata ai cani), lei avesse scelto proprio lui per fare quella conversazione. Non era molto che si era alzato, aveva gli occhi ancora assonnati. Non doveva dare un’immagine di sé particolarmente brillante. Soprattutto, un pensiero lo tormentava. “Ma che cazzo sono ‘sti afidi?”.

– Le coccinelle mangiano gli afidi. Gli afidi mangiano le rose. Se una coccinella vuole trovare un pasto veloce, deve andare dove ci sono le rose. Le rose sono il simbolo dell’amore per eccellenza. Le rose crescono perlopiù a maggio, il mese dedicato dalla tradizione alla Madonna. È tutto una grande ruota, come vedi.

Allungò lo sguardo oltre la bambina. Stava cercando una scusa per alzarsi ed andarsene. Ma dov’era finito il cane? Di solito tornava indietro immediatamente con la palla, non gli concedeva nemmeno il tempo di sfogliare la rivista che si portava da casa.

– Ed è qua che voglio arrivare. – Gli leggeva forse nella mente? – Sai chi altro si nutre d’insetti? – Dimmelo tu, bella bambina, così diamo un taglio a questo poco simpatico siparietto. – Il pipistrello. I pipistrelli ci rendono un costante servizio in termini di aiuti pratici. Mangiando quegli insetti, liberano i nostri campi da potenziali danni alle coltivazioni. Evitano persino che ci ritroviamo con troppe punture nutrendosi di zanzare. E noi come li ringraziamo?

Improvvisamente gli balenò qualcosa per la testa. Forse quel discorso stava giungendo davvero ad una conclusione.

– Immagino che non li trattiamo con il dovuto rispetto.

Per la prima volta, la bambina si prese un piccolo, impercettibile secondo di pausa per sorridere.

– Esatto. Consideriamo quegli animaletti delle bestie pericolose, dei ratti con le ali. Diffidiamo dalle loro azioni perché si muovono di notte, mettendo in scena una coreografia che non riusciamo a comprendere. Li abbiamo resi i compagni delle streghe e dei demoni, i loro servitori più fedeli. E anche quando abbiamo smesso di credere che potessero attaccarci al collo per succhiare il sangue dalle nostre giugulari, abbiamo continuato a pensare che si sarebbero attaccati ai nostri capelli per l’eternità.

– Perché il bello è il nostro portafortuna prediletto. – La interruppe citandola.

– Perché il bello è il nostro portafortuna prediletto. – Ripeté la bambina.

Rimasero in silenzio per un po’ finché lui aveva iniziato a ridere tra i baffi. Si era immaginato che la bambina proseguisse il discorso raccontandogli dei pregiudizi che investivano i gatti neri, i ragni o i gufi. Era quasi pronto a scommettere che lei, all’apice della suo ragionamento, avrebbe estratto dal cilindro proprio un ragnetto, o magari una tarantola, a dimostrazione del fatto che non aveva preconcetti di alcun tipo. Erano solo animali. La buona o la cattiva sorte non c’entrava nulla.

Stava cercando una scusa credibile per giustificare la sua ilarità, quando finalmente Bruce il cane tornò indietro con la palla di plastica tra i denti.

– L’ho capito subito che non sei uno che giudica dalle apparenze. – Disse la bambina, incurante delle risate mal soffocate del suo nuovo amico ed indicando con gli occhi Bruce il cane, un kromfohrländer dal pelo completamente nero, fatta eccezione per alcune macchie più chiare e più diradate, che cercava di saltare intorno al padrone nonostante gli mancasse una zampa posteriore.

Lui smise immediatamente di ridere.

[Piove con il sole]

Annunci

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...